LONGO E' LO CAMMINO, MA GRANDE E' LA META - Brancaleone da Norcia -



lunedì 10 ottobre 2011

logica stars & stripes

Sto per fare un post noioso, poco originale e “comunista”, non postcomunista, no no, proprio uno di quelli per cui negli stati uniti degli anni 50, in pieno Maccartismo, sarei stato tacciato di socialismo e antipatriottismo.
Oggi è la giornata mondiale contro la pena di morte, niente da dire a chiunque abbia una propria opinione in merito, un po’ meno a chi invece direbbe “boh? A me che mi frega?”, ma notavo una cosa: google, che fa dei doodles, che per inciso sono quelle scritte particolari che ogni tanto ci troviamo al posto del canonico logo e che stanno a ricordare un evento particolare, doodles per qualunque accidenti di evento che manca davvero solo più il mio compleanno,la stessa google che con quella maniera partecipa a tenere viva la memoria di tutto il mondo, ecco di quello oggi non si parla.
Sarà che “siamo” americani? Gli stessi americani che continuano imperterriti a mettersi sullo stesso piano delle tanto deprecate Cina, Nord Corea, Iran, luoghi dove sogna di portare i diritti civili?
Beh, nel mio piccolo lo faccio io che non avrò tutti i contatti di google, ma per lo stesso principio di educazione civica per cui dai l’esempio quotidianamente perché l’umanità sei tu, beh:
di li indietro non si torna. 



 

.it alia

“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.”
È che proprio non ce la si fa. Allora si poteva capire, ma oltre duemila anni dopo…
Non voglio dire che sia proprio lo stato, che tutte le volte non glie la fa, ma lo stesso giorno in cui Stanford annuncia tutti i corsi on-line gratuiti che presupporrà la gestione di oltre 140 mila contatti da tutto il mondo, le principali testate italiane annunciano il fallimento del censimento on-line.
Come già successo per la gestione dei permessi di soggiorno, già quote badanti qualche anno fa, poi ribaditi con le gestioni degli incentivi su cicli e motocicli per cui tanti venditori devono ancora percepire denaro, l’esperienza in rete dello stato italiano è disastrosa.
Sentiamo a scadenze regolari pseudo ministri sessantenni, forse il nuovo che avanza crea dei problemi di troppa repentina evoluzione, che parlano di riforme e di svecchiamento, di semplificazione, già, Calderoli ministro della semplificazione… (scuoto la testa con rassegnazione) in concertazione con Brunetta che semplifica svecchiando la elefantiaca macchina procedurale del “pubblico”, non rendendosi conto di dove stanno realmente i problemi, e cioè nelle leggi contraddittorie e complicate troppo spesso modificate, ma questo è tutto un altro post, come tocca anche a me quotidianamente dover combattere.
Faccio un esempio: c’è obbligo per legge, ripeto, obbligo pena salatissime sanzioni a chi non si adegui, di trasmettere, da febbraio, in modalità telematica agli enti assicurativi/di previdenza nonché al datore di lavoro, il certificato di malattia. Tutti i medici di base si sono assolutamente adeguati, ma secondo voi, l’ospedale di Redville si?
Ecco, bravi. Ora però mi domando, pagheranno le sanzioni? E perché lo Stato (in senso lato) è sempre così malmesso?
Per tornare al nostro bel  censimento, conoscendo le cose come stanno ho evitato di connettermi al sito. Si, un po’partenza intelligente se vogliamo, ma Clemente, il giovane anziano previdente, sapeva come sarebbe finita, o iniziata, per cui si è tenuto alla larga.
Ora mi domando, tra poco qualcuno inizierà a voler applicare una legge relativa al mio lavoro dove è prevista la presentazione on-line di una serie di documenti, e li ti voglio! Quando l’ente si riuscirà ad adeguare?

C’è qualcosa che non va, ho fatto un post e mi sembra scritto da Only…



giovedì 6 ottobre 2011

OMAGGIO

Poche parole in memoria di un uomo lungimirante.
All’uomo jobs, che si è perso e che poi si è ritrovato. Quando fu cacciato dalla sua stessa azienda fu proprio per quello, perché “esagerato”, talmente oltre da essersi perso in se stesso, poi, come sovente, il filo doppio non si può tagliare e quando fu richiamato, con la apple in cattive acque, tutti e due furono meno integralisti, ambedue figli dei loro errori tornarono ad essere una cosa sola. Un uomo che ha saputo vedere oltre, anche olre se stesso, e non è facile perché in media stat virtus, ma la grandezza sta nel riconoscerlo e farlo proprio
Oggi tutti elogiano la grande invenzione, l’ipod, l’iphone. No. il genio è stato un altro. La genialità del visionario jobs è stata quella di, in un epoca dove la tecnologia era fatta di “stanze” a circuiti ad esclusivo vantaggio delle grandi aziende, volerla rendere “personal” ovvero fruibile a tutti. Un computer per ognuno di noi. Il pirata, quello che ha visto lontano prendendo alla xerox il sistema operativo basato sulle icone (già, perché al contrario di cosa normalmente si pensa, Gates non c’entra nulla se non l’averlo inserito nel suo windows) per semplificarci la vita, quello che ha “inventato” il sistema mouse, e poi fino ad arrivare a sviluppare il concetto di stazione totale portatile, la comunicazione, lo svago, l’utilità, il tutto davvero portatile e poi con un fondamentale crisma: bello. Tutto assolutamente attento al design. Deve essere ricordato per la cosa più rivoluzionaria: per aver cambiato il modo di fruire del mondo.
E noi, blogger, rendiamo omaggio a chi ha permesso oggi quello che quotidianamente siamo.






lunedì 3 ottobre 2011

ALMOST HOLYDAY

Sono fermo da un bel po’di tempo ormai, fermo in tutti i sensi perché non posso uscire, me lo proibiscono, non posso fare alcun tipo di lavoro, questo, oltre che proibirmelo, non mi è proprio possibile, il dolore mi permette la forza di un duenne, inoltre non dormo una notte intera senza dolore da troppo tempo.
Per cui che faccio? Pensavo, mi prenderà la logorrea da inattività, e invece niente. nemmeno ho voglia di scrivere, all’inizio davo la colpa all’intontimento da farmaci, poi invece no, mi sono accorto che la ragione era un’altra, non l’ho ancora individuata, ma garantisco che appena ci riuscirò, sarete i secondi a saperlo.
Dicevo, che faccio? Leggo, passo il tempo a fare qualche lavoretto, le più elementari pulizie, tanto i tempi sono talmente dilatati che per passare il pavimento di casa non ci impiego meno di tre ore, e non abito a Versailles, insomma, me la prendo davvero comoda, infondo, che altro ho da fare?
Sembrerebbero quasi vacanze, se non fosse per…. Già, per la costrizione.
Vero, sono limitato nei movimenti, ma posso camminare, muovermi, e vi dico che per chi è abituato a due allenamenti quotidiani, a volte anche tre, a non aver tempo nemmeno per respirare, a uscire di casa alle7:30 e rientrare alle 9 ancora da cenare, ci si trova abbandonati in un mondo strano e sconosciuto, terra di mezzo per chi a casa non ha ne divano ne tv perché non ne ha mai sentito la mancanza.
Attenzione, non è il fatto di chi si trova di colpo costretto con se stesso e non gli piace: io con me stesso sto bene, mi do ragione il giusto e litigo il giusto, i miei pensieri non mi fanno paura e i fantasmi ormai sono scappati, troppa fatica starmi appresso.
No, la mia sofferenza è figlia di non poter essere nel posto giusto al momento giusto: essere dove vorrei essere con tutto me stesso e invece sono costretto qui. Si. È questo che mi fa e mi ha fatto più male, anche più male del dolore fisico.




venerdì 16 settembre 2011

SETTE PIANI

Ieri sono stato in pronto soccorso. Era una vita che non ci andavo fortunatamente. No, non fortunatamente che ci sia andato, fortunatamente l’aver potuto fare a meno del valente sistema sanitario nazionale.
Insomma, causa un piccolo incidente in bicicletta, proprio come i bimbi che cadono dalla bicicletta e li devi medicare, mi devo servire del pronto intervento.
Vivo fortunatamente in una regione con un discreto sistema sanitario per cui niente da eccepire sulla qualità, forse tranne qualche piccolo appunto sul fatto che, vista la diagnosi, mi sarei aspettato una prescrizione farmaceutica un tantino più forte, voglio dire, se mi sono procurato un trauma dolorosissimo, prescrivimi un antidolorifico di pari intensità, non un “placebo” al paracetamolo, tanto più che mi imponi di garantire la massima espansione polmonare. Perplessità avallate anche dalla farmacista, anch'essa un po’ perplessa sulle decisioni. Pace, tanto quello che ha male sono io, il medico mica sente niente.
Insomma, non è di questo che volevo parlare, piuttosto, ragionavo si come si entra in pronto soccorso, chiaro, a meno che uno non sia tritato dalla scarificatrice dell’autostrada, col male a caldo. Ecco, vedo di farvi il mio esempoi.
Entro in pronto, dolorante ma sulle mie gambe e vado in accettazione. Anamnesi completa, anche di buonanima di nonna e attribuzione del codice. Sala d’attesa, compro la mia acqua, e sorprendentemente vengo chiamato dopo appena mezz’ora scarsa. Vengo trasferito di fronte all’ingresso della sala traumatologica in attesa di un ortopedico. La capoinfermiera mi chiede se ho male, se riesco a stare in piedi e se voglio una sedia. Rispondo che bene è diverso e che non voglio dare troppo disturbo, io al limite mi accovaccio. Perplessa mi fa notare che lei intendeva una sedia a rotelle. Sgrano gli occhi mentre l’altra infermiera mi inforca con una avveniristica sedia a rotelle con superruote a tre razze che ricordano da molto molto vicino le Corima da chrono. D’un tratto mi torna in mente con angoscia quel racconto di Dino Buzzati, Sette Pani, dove un povero cristo entra in clinica, più per ipocondria che per reale malattia, e non ne esce più, spostato di piano in piano per errori, eccessi di zelo e altre cose simili. Sorrido ironicamente contemplando la mia debordante discesa verso il basso. L’infermiera se ne accorge e mi chiede come mai stia sorridendo. È inutile spiegarle, allora abbozzo un – sto trabiccolo fa tanto malato, devo proprio avere un aspetto pietoso… - mi giro e l’anziano accanto a me viene trasferito in barella, tra poco tocca ame esserebarellato? ,'anziano è arrivato con le stampelle e ora sta in barella..... un po'sgomento mi dico che devo uscire di li, presto. Prima però devo passare dal medico e, come volevasi dimostrare, entro con una serie di abrasioni e esco con tre costole fratturate.
A differenza dell’avvocato Corte almeno non sono finito al piano interrato, che poi non è nemmeno lontano dal pronto, ma io sono veloce, sono riuscito ad evadere in tempo.

martedì 30 agosto 2011

ANALISI 3 prima lezione

Partire è un po’morire, ma quanto?
Vediamo se riusciamo a tirar fuori un teorema per quantificare la dipartita provocata da una partenza?
Vediamo, allora, mi pare si facesse così.
DATI:
cosa lasciamo qui? Beh, partirei dalla casa, ma considerato che la casa è dove è il cuore, o viviamo in un caravan o lasciamo il cuore a casa, ora capisco il vantaggio di essere nomadi. Questo comporta un dolore non indifferente: pensate all’intervento chirurgico per separarsi da un muscolo così fondamentale, perché possiamo anche inserire una pompa meccanica, sarà tuttavia sempre un surrogato.
Cos’altro lasciamo? Direi gli amici. Questo è un altro serio problema perché se è vero come è vero che chi trova un amico trova un tesoro è vero il contrario, se lo lasci, lasci a casa un tesoro, e se te lo rubano? Bisognerebbe magari sotterrarlo, come facevano i pirati che poi però sbronzi di rhum non si ricordavano più il luogo esatto, anche perché le stesse mappe erano disegnate dal meno sbronzo di tutti, ma se le mappe a oggi non portano a nulla mi sa che tanto sobrio non era nemmeno il cartografo.
Poi? Lasciamo il lavoro. E questo può non essere male, certo, per chi vive di e per quello è un altro bel dramma, dover spegnere il telefono di lavoro… c’è chi è in analisi ancor oro per il solo blackout obbligatorio per la sola durata del volo.
Ancora, i vicini rompiscatole? Quelli che alle sei meno un quarto fanno partire la moto da cross targata, la fanno scaldare quindici minuti e poi partono nel momento stesso in cui suona la tua sveglia spogliandoti ogni mattina di un prezioso quarto d’ora di sonno?
Le giornate come domenica, dove ci sono quasi tutti quelli che vorresti li accanto a te a fare il tifo, a condividere i momenti belli e quelli brutti, una di quelle domeniche di sole che non finiscono appoggi la testa sul cuscino, che ti lasciano quel qualcosa dentro. Lo stesso che vedi nello sguardo di un alpinista che guarda una cima con cui ha combattuto e l’onore che ha dimostrato l’ha convinta a concedersi. Lo stesso che probabilmente avrete alla fine di una giornata di fine estate, una delle ultime che passate al mare, quella luce caratteristica, quel blu intenso del celo e quel giallo riflesso che fa brillare tutti i colori ma li rende contemporaneamente un po’più scuri. Non è malinconia, è la soddisfazione di una giornata che ha meritato di essere vissuta. Le giornate dei saluti alle persone della tua vita e che quando sono andate via ti vien da piangere.
Poi le variabili condizionate dalla tipologia del viaggio, certo se parto per sei mesi di lavoro su una piattaforma petrolifera nel mare del nord o in una centrale estrattiva del gas nella Siberia più nordorientale o ancora per una raffineria nel mezzo del deserto del Sahara è un conto, ma se la meta è una vacanza nel periodo giusto..., o ancora dalla compagnia: metti che ci vado con un rompiscatole, musone, misantropo, maniaco ossessivo compulsivo o nevrotico ansioso, eh, diventa un soggiorno alla Cayenne (non il Porsche, l’isola prigione in Guayana).
Insomma, i dati più o meno ci sono. Vediamo di capire tra loro come relazionalrli
Direi

M: quantità di morte nel cuore

C: casa
A: amici
l: lavoro
V: vicini e affini, compresi parenti noiosi fatti di suocere ecc.
d: giorni buoni o meno buoni
n: Variabili di viaggio già ponderate

M=[2(C*A)*1/l-V^3]/2(1/d*n)^2

provate ad applicare e ditemi se può andare.
Comunque, un segreto: io non devo partire, ma ora come ora ho un serio problema con una tutta vestita di nero con un arnese agricolo in mano. Maaagra e mi fa dei segni strani.
Buone vacanze.


mercoledì 24 agosto 2011

GENTE DA PISTA ovvero, ecco chi te lo fa fare al campo d'atletica con queste temperature

In pista si fanno strani incontri e anche nella più desolata delle “rotonde” di tartan, rischi di trovare lo spettacolo.
Ieri torno al Campo dopo la pausa estiva, del campo naturalmente. Ero al telefono e dopo solo pochi passi vengo ripreso ironicamente ma in maniera stizzita dall’altro capo della comunicazione da chi mi apostrofa su per giù in questa maniera: “hai fatto? No, perchè altrimenti ci risentiamo quando hai finito…..”.
In effetti ero incantato a guardare un gesto atletico meraviglioso. Allora, chiariamo che non si trattava di gnocca come già state pensando, maliziosi. In pista c’era Elisa Rigaudo, bronzo olimpico a Pechino sulla 20km di marcia, e vedendola far “ripetute” li al campo mi sono incantato. Un movimento così sinuoso, così flessuoso, non da impressione di potenza, in essuna maniera, fino a quando non si avvicina e vedi ogni muscolo tirato. È una meraviglia, sembra di sentire suonare la filarmonica di wienna, non che l’abbia mai sentita, per carità, ma è esattamente il paragone che mi è venuto in quel momento. Le movenze eleganti della vipera del deserto che sulla sabbia rovente non lascia che poche curve leggere nonostante la velocità. Ho visto gente correre, anche forte, ma forte per davvero, ho visto personalmente Powell fare sotto 10” sul cento, a Montecarlo, ho visto i tremila in pista. Ho visto correre Ghebre, ma non avevo mai visto “camminare” a quella velocità. Non so a chi di voi dirà qualcosa, ma camminare a 4’15”/km per 20km vi dico che è proprio forte, e che buona parte dei sedicenti "corridori" della domenica avrebbe dei seri problemi a tenere anche correndo tale velocità.
Poi, riscaldamento finito e chi c’era? Uno che comunque siamo molto più abituati a vedere, ma che è forse più entusiasmante ancora, perché giovane.
Binco, alla storia come Josè Reinaldo Bencosme de Leon, quattrocento ostacoli, nemmeno diciottenne o appena tale, una vera promessa dell’atletica italiana.
Questo invece va visto perché non è possibile spiegare, la velocità più pura, il “giro della morte” come viene chiamato il 400, ma a lui non basta, lo vuole più difficile, lui vuole gli ostacoli, e li vola con un eleganza unica. L’ho guardato ieri, l’ho visto fare un trecento e sono rimasto incantato. Ostacoli “da grande”, 91 cm e più, e vi garantisco che sono alti, che vengono volati così, come un marciapiede. Tredici passi e uno solo un po’più lungo, con un movimento che pare così naturale da non dare l’idea quasi di fatica. Ma la partenza, espressione pura di potenza, ogni parte del corpo si muove sfruttando tutti i muscoli, ogni movimento è studiato, al millimetro, nulla di superfluo o tantomeno controproducente, nemmeno i movimenti che sembrano casuali, ogni gesto, al contrario della corsa invece che dopo i primi passi diventa leggera, filante, ma incredibilmente proficua. È velocissimo, arriva in un nulla sotto l’ostacolo e i primi che affronta ti lasciano in apprensione, temi che sia “corto”, troppo in anticipo, invece è perfetto, un volo più che un passo e l’ostacolo è dietro le spalle e di li, altri tredici e poi ancora uno e alla via così fino al traguardo in una meravigliosa danza potente.
Guardare i fenomeni da una sensazione strana, che va oltre l’invidi, sempre quella buona eh, è un misto di stupore e ammirazione, ti sembra talmente bello e semplice che ti convinci che se ti ci metti, anche adesso, puoi farlo anche tu. Beh, non è così e loro sono fenomeni veri.
Tra poco ci sono i mondiali di atletica dove Elisa dovrebbe marciare e Binco, che testa, è veramente di una simpatia contagiosa, andrà a Zurigo. All’interno della “Diamond Ligue” ci sarà una gara per gli under 23, liu che nemmeno 18anni o forse appena a poco più di mezzo secondo dal minimo per le olimpiadi, a 2 secondi da quelli veri li inmezzo a quelli veri, sullo stesso tartan di un certo Bolt, l’uomo più veloce di sempre.

MR.RED THE MAGICIAN

è una delle cene a cui ho partecipato con più piacere in assoluto. La metto serenamente sul podio.
Si perché ieri sera tutti insieme invitati chez Pm per una cena. Ricordate? Pm, il protagonista del capodanno, ma si, ne scrissi, MR. RED L’ALTRUISTA , ricordate?
Ho il brutto vizio di partire sempre dal mezzo per raccontare. Dunque, mettiamo un po’d’ordine.
Ai miei quattro amici, quelli a cui sono più legato, non quelli che ho momentaneamente lasciato perché la vita ci porta per strade diverse, ma quelli con cui condivido molto, gioie e sofferenze di un mondo complicato come quello sportivo, si perché noi lo sport lo facciamo per ridere, ma poi non è che si ride proprio sempre. Dicevo, ai miei quattro amici, regalai, era il lontano natale 2009, una bottiglia di champagne cadauno. Su ogni etichetta scrissi una dedica.
Ad Alex che sarebbe servita per festeggiare Kona, il campionato del mondo di ironman. A luglio 2010 Alex a Zurigo centrò lo Slot per Kona.
Al Maestro scrissi che sarebbe servita per festeggiare, l’anno dei suoi 40, i centomila chilometri di corsa. Obiettivo centrato a fine novembre.
A Bicio scrissi, l’anno del debutto nelle lunghe distanze, che serviva come rampa di lancio per la ciucca del dopomezzoironman. Manca la ciucca, ma il mezzo lo fece a Candia.
A Pm, scrissi che la sua sarebbe stata da bere in compagnia di una donna che lo meritasse.
Ieri sera, come già detto, cena. C’era Alex con la spalla rotta (addio mondiale di mezzo a Las Vegas), c’erano i bimbi ora non più tanto perché il grande manca solo più che ci suoni di corsa poi è già più forte in tutto, c’era Bicio che come al solito mi butta li cose e mi sconvolge i piani, beh, c’ero io accompagnato in spirito, e poi naturalmente Pm con la signora Pm, non la Boccassini eh.  Si, perché Pm è tendenzialmente un tantino “rigido?!”,  si, non esattamente integralista, ma diciamo molto conservatore, per cui restio al cambiamento, per cui a lui non è bastata la magica bottiglia, no, lui ha voluto un capodanno tutto per lui e auguri sinceri che la trovasse la “sua” felicità. È stata dura, ma alla fine la magia RED ha fatto il suo corso.
Meraviglioso, guardavo ieri sera la novella signora Pm, scalza, mi ricordava qualcuno, con quel suo modo di fare elegantemente lento, la sua voce bassa che ti obbliga a prestare attenzione. Vestito leggero e scuro, muoversi sicura per casa, poi guardavo lui, meno elegante, in effetti va detto che in quello difetta un poco, ma non importa, mica tutti possono essere maestri di buon gusto e di modestia come me. Dicevo, guardavo lei, guardavo lui, e guardavo tutti e due. Guardavo gli altri amici e alla fine un ghigno ironico mi ha rigato il volto: “Bel lavoro Red”, perchè mi sorride l’idea di aver messo un po’ del mio spirito a far si che tutto questo riuscisse. Mi serve. Ora aspetto la mia, vediamo se vale tanto, visto ci ho investito su una discreta cifra….





martedì 16 agosto 2011

ONORE AI VINTI

Do dolorosa notizia della prematura dipartita di un compagno di allenamenti, di più, di un fratello.
Anni vissuti faticosamente, duramente, condividendo allenamenti intensi, al caldo più torrido e umido come al freddo più pungente, sotto la pioggia, nella nebbia, sotto la neve. Le gare, vittoriose come le più sofferenti.
E di colpo, mi lasci così, solo, per le strade del mondo senza più i tuoi riferimenti, senza più la certezza di averti li.
Seppellirò le tue ceneri la dove anche i campioni hanno calcato i passi, perché questo meriti.
Addio amico mio. Le lacrime del guerriero che perde un compagno d’armi, quelle che non vedi ma che rigano come stille di sangue rovente il volto già segnato di chi come noi ha sofferto.
Addio compagno di mille battaglie, sopravvissuto a ben più cruente guerre per cadere in quell’ameno specchio d’acqua salmastra.
Ti porterò nel cuore, al polso, per sempre.

DI SOLDATINI E ALTRI CAPRICCI

Questo finesettimana mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Vedo già i sorrisetti maliziosi e curiosi sulle vostre facce. Pettegoli!
E invece è così.
Io adoro la classica grigliata tra amici, non in se per il cibo, che è buono, ma per quello che è l’ensemble della festa, il contesto per intenderci. È da quando mi facevo le uscite lunghe in bici di allenamento per l’ironman e poi durante le granfondo ciclistiche, gare di lunga distanza anche oltre i 150 km, sovente con notevoli dislivelli, dove passi in certe ore del giorno e senti quel profumino e tu sei li che hai pasteggiato a barrette gusto “cacca”, che per buone che siano alla terza non ne puoi più, che ho quella “voglia” da puerpera di grigliata mista accompagnata da verdurine, formaggi, vino e magari qualche birra. Sono persino disposto a far da chef e spargere il mio intingolo speciale su un intero costato o su un filetto anche lui tutto intero, o su qualche costata tagliata bella spessa, su qualche aletta di pollo, in quanto chef, curarmi il pezzo migliore e…. naturalmente l’aperitivo lungo, perché lo chef da brace vuole tanta benzina; accanto al fuoco si sa, si perdono molti liquidi e tocca reintegrare.
Divagazioni.
Voglia di grigliata, dicevamo e più volte palesata. Per cui mi era stata promessa una microgrigliata durante il finesettimana. Ecco, sono stato deluso. Si, deluso. Mi era stata promessa, già ridotta peraltro a una entrecote francese che per buona e grande non è che un blando surrogato del menu Flinstones che intendo come grigliata, e non l’ho avuta. Causa le sopravvenute questioni tecniche (sforato i tempi causa allenamenti N.d.R.), niente.
Letta la mia delusione nel saltare anche questa volta la mia agoniata pantagruelica abbuffata
I miei “soci” di week end, hanno acconsentito a trasformare quanto sopra in una cena in brasserie. Ok. Meglio che un calcio ma sempre più lontano.
Quindi, si entra in brasserie e con mio sommo sconforto, scopro che la più grossa bistecca non è che da due miseri etti. No. È un quinto del volume di carne che per me è una grigliata appena accettabile. Ero proprio deluso. Natale senza regali.
Altro aneddoto. Volevo la mia bella suite da competizione, uno spettacolo, neoprene sottile, legale per kona, una roba che rendi i 15 in acqua, e cosa ho avuto? Ricordati che …. E anche li cedo. Niente body da gara. Sarà per il prossimo anno.
Non finisce mica qui eh.
Volevo i soldatini, il nebbiolo Occhietti di Renato Ratti, io lo chiamo soldatini perché sull’etichetta ci sono effigi di soldati della vecchia armata sabauda, qualcuno durante la spesa non me l’ha lasciato comprare. Ieri sera a cena, leggo scritto in carta “Nebbiolo Occhetti”, badate bene Occhetti. A questo punto chiedo, posso avere i miei soldatini? Strappo una tirata risposta affermativa, finalmente, peccato però che era un altro vino. Come se voi chiedeste di Andrea e ci fosse un altro che si chiama Andriea. Morale, non era quello che volevo. Ottimo, meraviglioso, gran vino, ma non erano i soldatini.
Insomma, quasi mi viene da essere arrabbiato.
Ora veniamo finalmente a quello che volete leggere, perché volete il sangue vero? Iene.
E bene, non lo avrete. Un finesettimana meraviglioso, tolto qualche problema alla Redmobile, nulla di grave. Un po’di allenamento, divertimento, e un triathlon da vedere, certo, aver trovato il pettorale per il Corta Distanza, sarebbe stato magnifico, l’avrei fatto con piacere. Comunque ho nuotato, ho corso, sono andato in bicicletta, ecco questi ultimi due un po’più lontani dalla magnificenza di un po’di tempo fa, ma fatto in compagnia assume tutto un altro sapore, come quello della mia grigliata mista, ma non quella amara che non ho avuto, quella che ho vissuto in questi giorni innaffiata dall’intera armata rossa. Davvero meraviglioso.